CIRCOLO VELICO CASANOVA       P.ta San Giuliano - Mestre Venezia

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  Velalonga Venezia 2009  

Dalla Classe 10 piedi i gustosi racconti di Cesare [angeli salvatori] di Nero [parto o non parto ?] 
e di Ettore
[i gioielli di famiglia]


Il racconto di Cesare - Angeli salvatori
 

Cari amici del 10 ", scusandomi per il ritardo , finalmente aggiungo anche il mio commento e modesta testimonianza alla recente manifestazione della Velalonga.

Premessa la scarsa competitività e ancor più scarsa competenza espressa dal sottoscritto e dalla mia Zoe (ampiamente dimostrata nei nostri "normali raduni"), il fatto di aver superato la seconda boa in buona compagnia di tante altre barche più serie della mia, mi lasciava ben sperare in una lieta conclusione di questa sfida tanto desiderata e un pò temuta come l'esame di scuola dei bei tempi andati.

 

Quando la buriana si è poi scatenata mi sono fatto cogliere naturalmente impreparato, ma non abbastanza spaventato da cercare subito un riparo a ridosso delle mura dell'isola di Murano o ancorandomi (visto che l'ancora non c'è) per avere modo di smontate la vela.  
 

Per un certo tratto ho cercato di seguire la scorciatoia consigliata dentro un canale carico di traffico, e guadagnare la via del rientro ricongiungendomi agli altri che già stanno planando sulla via del traguardo. Con  l'aumentare delle raffiche questa mia spavalderia si è presto trasformata nell'angosciante esperienza della perdita di controllo del timone e conseguente serie di scuffie e tentativi vani di rimettersi in piedi, fino a trovarmi totalmente capovolto nel mezzo del canale, con traghetto e motoscafi che si fermano mentre i turisti fotografano e si godono lo spettacolo dello sventurato che cerca di tenere insieme i pezzi e le borse che vanno galleggiando per la laguna.

  

                                                                                                                               foto Matteo Bertolin

   

Dopo pochi minuti, per fortuna vengo accostato da un'imbarcazione del C.V. Casanova comandata da un certo sig. Vittorio (non ricordo il cognome purtroppo) e da altri due lagunari e una signora straniera, i quali come angeli salvatori mi tolgono prontamente dai guai, soccorrendomi con impeccabile precisione e solidarietà e mi rimorchiano con altre 3 ritirati (tra cui Ettore e Giorgio Mussi) a P.S Giuliano.
 

Nel mio caso però, il sentimento del "naufragio" si è subito sommato a quello poco piacevole della scuffia e del ritiro, perchè a quel punto mi sono accorto di ave r c ommesso l'imperdonabile sbadataggine di aver riposto pantaloncini e chiavi del camioncino nella borsa sbagliata e persa in laguna con il timone, seconda sorpresa di ritrovarsi portafoglio e telefono comunque inzuppati nello zainetto nuovo "garantito ermetico".
 

Potrete facilmente immaginare quale fosse il mio morale se aggiungo che mia moglie e mia figlia con i miei due nipotini attendevano a Jesolo (a 40 km ) il rientro del "nonnetto Cesare" con ansia e qualche giustificata preoccupazione visto l'evolvere degli eventi.

Per fortuna non tutte le disgrazie vengono per nuocere, infatti la mia Velalonga è proseguita obbligandomi a un supplemento di viaggio sui mezzi e con la solidarietà di persone come Giorgio Mussi e Silvana che mi hanno accompagnato prima in albergo a Jesolo , dove abbiamo comunque festeggiato questa imprevista riunione, e poi il giorno seguente dandomi un passaggio fino a Milano alla stazione MM. Dopo di che, con l'aiuto di mio fratello motociclista è stato comodo raggiungere il paesello e rientrare con le chiavi di scorta in tasca fino a P.S. Giuliano entro sera, viaggiando in treno, autobus e autostop come ai vecchi tempi. 

In conclusione, a parte la deriva rotta, il timone le chiavi e altri oggetti persi, credo di poter affermare di aver ricevuto il mio "battesimo lagunare", e di ave r p assato un'esperienz a a ssolutamente positiva e formativa che mi ha lasciato completamente soddisfatto e carico delle voglia di ritrovare quel magico mondo acquatico .

Arrivederci prossimo raduno , 

un caro saluto da Cesare Costa.
  


Il racconto di Nero - Parto o non parto ?
  

SABATO     Per Venezia, parto o non parto?  Le previsioni sono brutte, a Pavia c'è un vento fottuto che rompe pure gli alberi - potrebbe essere un fosco presagio - Luigi che è sempre entusiasta sembra diventato un pensionato, e io, chi me lo fa fare? Ebbene, me lo fa fare il fatto che la Velalonga è sempre un'avventura, che finora non me ne sono mai persa una, addirittura rinunciando più volte al contemporaneo raduno nazionale degli Alpini (che vergogna per un Alpino!), e che se sono sopravvissuto 4 anni fa probabilmente me la caverò anche adesso. Pronti, via. 

 

DOMENICA     Previsioni di vento 13 nodi a inizio pomeriggio: beh, può ancor a a ndare bene!  "M a g uarda che ieri le previsioni davano 18 e poi sono stati 25"    Urca, allora devo montare la randa vecchia, un po' più piccola ma che soprattutto posso terzarolare.  Il vento sta calando.... ma poi probabilmente aumenterà......   Allora una sola mano di terzaroli invece di due  - si fa per dire, cioè un solo giro di randa intorno all'albero, invece di due. 

 

PARTENZA  Ottima,  perchè, in ritardo da San Giuliano, arrivo appena in tempo sulla linea mentre sparano il razzo dalla barc a g iuria, sono lì di fianco, vedo il tappo giallo del razzo che finisce sulla barca di Gustavo - il tappo.... al momento  ho pensato che si trattasse proprio del razzo..... ho pensato chissà cos a g li succede ora.... ma no è solo il tappo!  Invece il razzo si dirige verso quelli partiti in anticipo, li beccasse almeno!.

 

PERCORSO     All'inizio un po' di vento, ma poi sempre meno, comincio a perdere posizioni su posizioni, la mia randa non rende, mi supera Guido, Mariagiulia pure, mi sembra di avere il motore rotto, le gomme d a a sciutto sotto la pioggia, mi supera Roberto, osa chiedermi anche come va...  Devo togliere la mano di terzaroli, ma se poi viene il vento? Ancora un quarto d'ora di pena e poi: BASTA, non ne posso più, via i terzaroli!  Ma non sono terzaroli: tenendo il timone con un piede devo liberare completamente la randa dal boma, farl a g irare intorno all'albero e poi rifissarla sul boma ed alla scotta.

Tempo quasi 5 minuti e intanto mi passa pure Ettore che mi chiede: "Nero, hai problemi?"  Ma quali problemi! gli ruggisco.  Finalmente ho tutta la randa, che seppure più piccola della mia consueta e anche priva della prima stecca in alto mi f a a ndare molto più veloce. Ribecco Ettore - così impari -, ora mi difendo anche con le barche più grandi, ma subito il vento cominci a a d aumentare: bene, sto andando magnificamente.  

Sono nel canale da risalire contro vento, e il vento aument a a ncora.  Raggiungo e supero passandogli vicinissimo (apposta) Roberto Prina e Ann a a ttaccati a una bricola che prendono i terzaroli. Ora dovrei prenderli anch'io, ma come faccio? E Roberto urla: "Adesso sarai contento di avere scelto la vela che si può terzarolareeee !!"   Invece un ca....volo!  I terzaroli li ho tolti e non posso più rimetterli. - Invece avrei potuto farlo andando a terra su qualche isolotto -.  Ora l'andatura volge al lasco, la barca non tiene più il vento, sembra una farfalla impazzita portata dal turbine.... devo sventare.... al traverso potevo farlo facilmente. M a a desso il vento è sempre più di poppa, come faccio a sventare?

 

Fileggio la randa tutt a a prua, non voglio compiere l'errore di 4 anni fa, che credevo di essere un dio tanto andavo forte e invece mi ero ritrovato ad essere un misero naufrago intirizzito. E via fileggiando, si va lo stesso, ma che schifo di andare: la voglia di prendere vento ma l'immediato rischio di scuffia, la vela che continuamente sbatte frenetica decuplicando sotto le raffiche la sensazione di enormità del vento, la paura... cederanno i bulloni del boma? e l'albero?   Mi passano due o tre barche piu grosse, poi dietro non c'è più nessuno, ma no, c'è uno che arriva, mannaggia è quel demonio di Gustavo! Guarda come va, come un treno, m a g uarda, anche sotto raffica come tiene quella barchetta che è sempre indietro! 

 E che stabilità! E lui, ora st a a nche in piedi spalle alla poppa, ma che almeno scuffiasse!  Macchè, non scuffia, e addio Gustavo chi lo vede più?   Ma cos'è quel bianco sul mare che vedo verso la costa? Oddio, sarà mica un vento ancora più forte? Ma in pochi secondi la spiegazione: un bell'acquazzone che aggiunge il freddo a tutto il resto.

 

ARRIVO    Sto arrivando, sono sotto all'ultima isoletta che non so come si chiama e poi c'è il traguardo. Mi rendo conto che giunto là dovrò strambare per andare a tagliare la linea di arrivo.... strambare? Impossibile con questo popò di vento!  Devo prendere vento, orzare, virare al vento, poggiare e fileggiare di nuovo: facile a dirsi, ma sarebbe anche facile a farsi se la paura di scuffiare all'arrivo non mi rendesse troppo timoroso, così orzo ma non prendo sufficiente vento, viro ma mi fermo vento in prua, non riesco a fare la marcia indietro che invece normalmente mi viene così bene, finalmente riprendo un po' di vento e viro , ma qui l'errore grave, non sono lesto a sventare, prima straorzata, resisto, seconda, addio, la fine, la scuffia è qua: quale sensazione finendo in acqua? il freddo? il gelo? ma no, l'acqua è una broda calda, il freddo che  avevo scompare, è come se fossi immerso in una vasca da bagno con acqua tiepida, meravigliosa scuffia. Ma non per il mio orgoglio, cavolo! Raddrizzo facilmente lo scafo (meno male!), risalgo, mi guardo intorno, la linea d'arrivo è dietro all'isolotto, nessuno mi ha visto. E Vaai!  Un po' di fileggiat a a prua, poi l'ultimo glorioso bordo al traverso a tagliare l'ambito traguardo. E' finita, questa  volta ce l'ho fatt a a portare a casa la ghirba!

 

Che sberle di sensazioni ragazzi!   E dire che qualcuno invece se ne è stato a casa con le gambe sotto al tavolo a riempirsi di ravioli!  Mah....  

Nero 


Il racconto di Ettore - I gioielli di famiglia
 

Io purtroppo faccio parte di quei 51 ritiri (su 162 iscritti). Quando il vento è aumentato ho vissuto momenti di esaltazione pura, finalmente recuperavo posizioni (dopo aver fatto il lungo tratto di poppa in cui mi superavano anche i tappi di sughero abbandonati in mare) e velocemente ho raggiunto Gustavo e il Nero, ormai li avevo nel mirino, imbocchiamo il canale nei pressi dell'isola di Murano e non so per quale motivo ad ogni virata la barca si ferma con la prua al vento... bye bye Gustavo, bye bye Nero. 
Non mi perdo d'animo, velocizzo la manovra e la barca in qualche modo vira.

 

Raggiunto il canale di S. Erasmo , da fare con il vento sul naso e contro la corrente, vedo Giorgio fermo su un isolotto intento a smontare la vela, davanti a me due grosse imbarcazioni tipiche (credo si chiamino sanpierote) arrancano per risalire il canale, io sono nettamente più veloce, ma il canale è stretto e le barche sono grandi. 
Provo a passare la prima, ma un "membro" dell'equipaggio (mai nome fu più azzeccato) mi inveisce contro e mi rimetto dietro. 

Continuano a fare bordi ma non avanzano, devo per forza passarli, unica soluzione fare due virate vicine, figuriamoci, la barca fatica a farne una e infatti si ferma prua al vento e scarroccia verso l'isola dove c'è Giorgio, faccio per saltare sull'isolotto ma la barca si rovescia e non so come mi colpisce violentemente prima l'interno coscia e poi "i gioielli di famiglia".   

Sono fermo in piedi sull'isola, osservo la situazione, trenta metri alla mia destra c'è un tizio soccorso con la testa tumefatta da una bomata, cinquanta metri a sinistra c'è una donn a a nch'essa soccorsa che strilla in pred a a d una crisi di panico, nel frattempo Giorgio ha smontato l'albero e ritorn a a remi. Decido di tornare anch'io mi rimetto in barca faccio un tratto al lasco e penso preoccupato a come fare il canale successivo dove avrò il vento esattamente alle spalle. Quando raggiungo il canale la vela si gonfia, è impossibile sventarla, la barca letteralmente vola sull'acqua, penso "ce la posso fare", ma subito dopo mi ritrovo in mare. Mi vengono in mente le parole di Mario prima di partire "se scuffi non ti preoccupare, c'è un metro d'acqua ti metti in piedi e risalti in barca", ma io sono in mezzo ad un canale. Con l'aiuto di due passanti risalgo in barca ma dopo pochi metri sono di nuovo in acqua. Non riesco a risalire, raddrizzo la barca ed aspetto i soccorsi in acqua, è la resa!

Nella mia vita ho per anni giocato a calcio e praticato ciclismo, ma vi assicuro che non ho mai avuto il mal di gambe che ho oggi.

P.s. I "gioielli di famiglia" sono a posto (almeno credo!) e all'interno coscia ho un livido da record (non vi allego la foto solo perchè passerei i limiti della decenza). 

 

Ciao a tutti.

Ettore

 

  

 

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                                                                           byRevi 10.6.2009